Fatali gli undici metri per il Cosenza a Cittadella

Archiviate le prime tre giornate di serie B (al netto di eventuali quanto improbabili ripensamenti del Giudice Sportivo in relazione al preannunciato ricorso per l’impraticabilità del San Vito di quindici giorni fa), il primo provvisorio bilancio del campionato del Cosenza si può riassumere sin qui con tre aggettivi: inesperienza, sprovvedutezza e ingenuità. Inesperienza nel subire la rete del pareggio nei minuti di recupero a gara abbondantemente conclusa nell’esordio di Ascoli, sprovvedutezza distribuita a tutti i livelli (sportivi e istituzionali) nel regalare il 3 a 0 a tavolino contro il Verona al debutto in casa, ingenuità palesata contro il Cittadella concedendo due calci di rigore evitabilissimi quanto sacrosanti che hanno sancito la prima sconfitta stagionale sul campo. In estrema sintesi, un punto in classifica, una sconfitta per decreto e due penalty contro. Ovviamente non è il caso di fare drammi dopo appena tre turni di campionato, tuttavia la sfida di Cittadella ha evidenziato alcuni particolari che meritano di essere esaminati.

Nel 3-5-2 d’ordinanza schierato da mister Braglia, la squadra ha confermato anche oggi una buona organizzazione difensiva denunciando, tuttavia, una carenza di gioco e schemi in fase di impostazione. Il modulo con la difesa a tre, che in fase di non possesso prevede la copertura in aggiunta degli esterni, garantisce una adeguata occupazione degli spazi; prova ne è che il Cittadella, pur gestendo a proprio piacimento la gara, non ha creato sotto porta alcuna occasione manovrata nell’arco dei novanta e passa minuti di gioco. Può bastare? Forse non sempre.

Il Cosenza, di fatto, lascia l’iniziativa agli avversari e prova a sorprenderli con rapidi capovolgimenti di fronte, utilizzando nelle intenzioni le geometrie di Palmiero in posizione di playmaker e le sgroppate sulle fasce di Corsi e D’Orazio, nonché sfruttando gli inserimenti delle mezze ali di turno, oggi Verna e Mungo. Così facendo, però, la prima punta si trova spesso isolata (Maniero), mentre il partner d’attacco (Tutino) è chiamato a un dispendioso lavoro di raccordo tra centrocampo e attacco. Il meccanismo può funzionare se gli esterni partono con rapidità e riescono a saltare l’uomo, come spesso capitava l’anno scorso con Okereke; se questo non accade, si verifica una carenza di cross vero l’area di rigore avversaria, con il conseguente isolamento della punta centrale, che per recuperare palloni giocabili si trova costretto ad arretrare il proprio raggio d’azione fino alla trequarti. E quindi, fino a quando ci si troverà a fronteggiare formazioni sulla carta più quotate, che per natura e ambizioni si incaricano di fare la partita, il giochetto può funzionare. Ma quando, soprattutto in casa, il Cosenza dovrà sobbarcarsi l’onere di comandare le operazioni, magari contro avversari arroccati e votati alla difensiva, allora in quel caso la situazione potrebbe complicarsi e non di poco. Perché emergerebbe la sterilità di un gioco offensivo poco incisivo, la limitatezza di soluzioni d’attacco e la carenza di idee e schemi adeguati per scardinare le difese avversarie.

La gara di Cittadella ha confermato questi limiti, ma anche una buona condizione atletica e un ottimo reparto arretrato: positivi i raddoppi sul portatore di palla, le marcature preventive in fase di possesso e la compattezza in ripiegamento. Bisognerà partire da ciò che di buono si è consolidato, da un’identità di gruppo che appare cementata, cercando soluzioni tattiche alternative. Perché, per esempio, non provare uno schema a “rombo”, con Garritano trequartista e Palmiero davanti alla difesa? Il tempo non manca, e neppure la capacità di mister Braglia di individuare i correttivi necessari.

Forza Lupi!!!