Ma quale crisi!!!

La sconfitta maturata sul terreno della Cremonese, alla quinta di campionato, ha lasciato l’amaro in bocca. Un po’ perché fino al goal del vantaggio dei padroni di casa, maturato intorno alla mezzora del primo tempo, i Lupi avevano disputato tutto sommato una discreta gara. Concentrati, messi in campo con le giuste distanze tra i reparti, vogliosi di fare la partita e di portare a casa qualche prezioso punticino per dare continuità al pareggio, seppur strettino, raccolto al San Vito-Marulla sette giorni fa contro il Livorno.

Pur mantenendo di fatto il solito assetto tattico, quel 3-5-2 d’ordinanza che non sembra avere alternative nell’impostazione di gioco di mister Braglia, il Cosenza ha dato l’impressione di poter finalmente provare a imprimere il proprio piano tattico al match. Carte rimescolate nell’undici di partenza, nuovi interpreti chiamati a dare fisionomia e temperamento alla manovra rossoblù. Tuttavia, nonostante i nuovi innesti, il risultato finale non si è discostato dalle precedenti esibizioni, nel bene e nel male. A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, il Cosenza ha confermato di avere volontà e condizione, creando gioco per gran parte del primo tempo e gestendo i tempi di gara per come ci si auspicava. Tutto positivo fino alla rete del vantaggio della Cremonese, poi il contenuto del bicchiere è evaporato e sono emerse le solite lacune: difficoltà a reggere l’urto, una certa evidente incapacità di reazione, limiti tattici nella lettura di alcune situazioni in fase difensiva.

A voler essere critici, le preoccupazioni maggiori sono emerse come al solito nel gioco d’attacco, dove ancora una volta si è fatta una fatica enorme a creare occasioni da goal evidenziando una penuria di schemi nel liberare al tiro gli avanti rossoblù.

Ma andiamo con ordine.

In difesa ha convinto poco lo spostamento di Capela sul versante sinistro dei tre, impiegato al posto dell’indisponibile Legittimo. In occasione della rete del vantaggio, in situazione di palla coperta, il centrale portoghese sbaglia il movimento a uscire, forse tratto in inganno dalla pressione inefficace di Garritano sulla discesa dell’accorrente Mogos. Nelle situazioni di palla coperta, i difendenti devono stringere sul portatore di palla nel tentativo di recuperarne il possesso; viceversa, nelle situazioni di palla scoperta, bisogna indietreggiare a difesa della propria porta. Nella circostanza, Capela legge male la situazione e resta a metà strada, nonostante Garritano prima e Bruccini in seconda battuta accennino al contrasto sul laterale destro grigiorosso. Pasticcio anche sulla seconda rete, con Dermaku non perfetto nella chiusura a sinistra su Emmers, e Capela fuori posizione al vertice dell’area piccola, incapace di intercettare il traversone chiuso in rete da Paulinho che anticipa nettamente Tiritiello. In poche parole, posizionamento sbagliato dell’intero reparto: Dermaku doveva trovarsi sul primo palo in copertura su Paulinho con Tiritiello pronto a raddoppiare a centro area e Capela in marcatura sulla fascia sinistra a chiudere lo spazio a Emmers. Errori ai quali si dovrà rimediare, pretendendo una maggiore disciplina tattica nelle situazioni di non possesso.

Al netto delle incertezze difensive, dovute probabilmente anche ad un calo di fiducia dopo il primo goal subito, il Cosenza ha l’obbligo di modificare il proprio atteggiamento soprattutto dalla trequarti in su. La carenza di schemi offensivi, generata da un modulo tattico pensato per creare superiorità sugli esterni ma che non produce gli effetti sperati, necessita di urgenti correttivi partendo dalla disposizione in mediana. Un centrocampo a quattro, con Mungo vertice alto, scortato da Garritano e Bruccini mezze ali e Palmiero vertice basso con funzioni di playmaker e frangiflutti davanti alla difesa, potrebbe risultare più funzionale per la coppia d’attacco composta da Maniero (o Di Piazza) e Tutino. In difesa, Corsi a destra e Legittimo (o D’Orazio) a sinistra, con Capela e Dermaku centrali.

Le soluzioni esistono, l’importante è non fossilizzarsi su un modulo di gioco che, intendiamoci, non è sbagliato per definizione, ma deve trovare le situazioni adatte (fase della gara, avversario ecc.) per essere impiegato.

Errato, quindi, parlare di crisi. La squadra c’è e non è abulica, gli interpreti hanno qualità, la condizione atletica non appare carente, il carattere e la personalità vanno stimolati. Basterà qualche buon risultato per ritrovare fiducia in se stessi e convinzione nei propri mezzi. La strada è ancora lunga. E domenica, contro il Perugia al San Vito-Marulla, è l’occasione giusta per rilanciarsi.

Forza Lupi!!!