Contro il Perugia, stessa spiaggia stesso mare…

Scontato come il finale di un film già visto. Noioso come la replica di una telenovela di cui si conosce l’epilogo. Irritante e ripetitivo alla pari di un sermone ascoltato più e più volte. Indigesto come il solito piatto di minestrina, mandato giù a fatica senza soluzione di continuità. Il pareggio tra Cosenza e Perugia al San Vito-Marulla si riassume così. Stessa spiaggia, stesso mare.

I Lupi giocano una buona partita per un’ora, schierati manco a dirlo con quel 3-5-2 marchio di fabbrica di mister Braglia, in maniera speculare con gli avversari di giornata. Saracco riconquista il posto di titolare tra i pali, linea difensiva composta da Capela (riportato sul lato di destra dopo le amnesie di Cremona), Dermaku al centro e il rientrante Legittimo sul versante mancino; centrocampo a tre con Garritano e Mungo interni e Palmiero in cabina di regia; corsie esterne presidiate da Corsi a destra e D’Orazio a sinistra; tandem d’attacco formato da Maniero e Tutino.

I rossoblù scendono in campo con il piglio giusto, aggrediscono la gara, riescono finalmente a creare superiorità sulle fasce e trovano buone geometrie in fase di palleggio e circolazione di palla. Palmiero è il perno del gioco cosentino, dai suoi educatissimi piedi hanno origine le manovre in profondità e, in fase di ripiegamento, è perfetto nel primo pressing a far perdere un tempo di gioco agli umbri. Il fraseggio in zona mediana coinvolge Garritano e Mungo, bravi a buttarsi senza palla negli spazi e a coinvolgere i due esterni Corsi e D’Orazio con rapide triangolazioni in uscita, questi ultimi efficaci a saltare i rispettivi dirimpettai di fascia nell’uno contro uno. E infatti dopo appena una decina di minuti, da una bella combinazione nata sulla fascia di destra grazie al pressing alto di Corsi e Tutino, Garritano offre un cioccolatino a Maniero che da due passi, a porta vuota, realizza il goal del vantaggio rossoblù. Il Cosenza acquista autostima, continua a far gioco come se la sfida fosse ancora sullo zero a zero, e si rende particolarmente pericoloso con un bel cross di D’Orazio intercettato un secondo prima che il pallone finisca ancora sui piedi di Maniero, smarcato sul secondo palo. Pochi minuti dopo, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, un plateale fallo di mani in area di rigore di El Yamiq non viene sanzionato dal direttore di gara, negando al Cosenza la concreta possibilità di portarsi sul 2 a 0 e mettere una seria ipoteca sul match. Insomma, tutto liscio (rigore non visto a parte), dato che le rare sortite offensive della formazione di Nesta (espulso dall’arbitro nella ripresa), non impensieriscono minimamente l’attenta retroguardia rossoblù, al netto di una traversa colpita in maniera estemporanea allo scadere del primo tempo.

Partita in controllo anche nella ripresa, con Maniero pericoloso in area avversaria, fino a quando, a 20 minuti dalla fine, il Perugia decide di cambiare assetto tattico, passando alla difesa a quattro e arretrando il raggio d’azione di Vido (anonimo fino a quel momento) nel ruolo di trequartista tra le linee e dietro le punte. Un film già visto, appunto. Come contro il Livorno con Diamanti.

Da quel momento in avanti è tutta un’altra partita. Mister Braglia è costretto a rinunciare a Capela per infortunio, sostituito da Tiritiello, ma sono gli altri due cambi che destano perplessità. Perez (inutile il suo apporto) rileva Maniero, e Bruccini prende il posto di Garritano. Forze fresche, d’accordo, ma lo schema tattico resta invariato, i cambi sono scolastici e non incidono sulla disposizione tattica della squadra. E così il Perugia, disposto con il 4-3-1-2, trova ampi spazi tra le linee con Vido (un fantasma fino a poco prima) che sembra Maradona, i rossoblù iniziano a capirci poco e, come in quel film visto e rivisto fino alla nausea, subiscono il pari con un’azione dalla sinistra: palla in mezzo all’area, Vido stoppa il pallone di petto, tira al volo e sulla respinta di Saracco il subentrato Kingsley insacca a porta sguarnita. Fine dei giochi.

Termina 1 a 1, con tanti rimpianti e qualche certezza: il Cosenza ha un organico di tutto rispetto, la condizione atletica è ottimale, la qualità tecnica complessiva è adeguata alla categoria. Purtroppo, però, i punti in classifica sono soltanto tre, e la posizione occupata è la terzultima, solo Livorno e Foggia hanno fatto peggio.

Domanda: possibile che il Cosenza – magari a gara in corso e tenendo conto del momento della partita, del modulo tattico e delle mosse operate dal tecnico avversario, del risultato e degli uomini in campo – non abbia la capacità di cambiare assetto ed essere, così facendo, meno prevedibile e scontato? Deve essere sempre e comunque 3-5-2 a prescindere da cosa succede in campo, dalla disposizione degli altri, dal punteggio in corso? Mistero.

Appuntamento a sabato prossimo a Carpi, sperando di fare risultato e, magari, in una duttilità tattica maggiore. Al momento è la cosa più urgente, lo vedono anche i ciechi.

Forza Lupi!!!