Il Cosenza cola a picco al “Picco” di La Spezia

Da Idda che inguaia Oddo nel derby di Crotone, alla “garra” di Garritano al San Vito-Marulla contro il Padova, gli ultimi scioglilingua avevano esaltato le prestazioni del Cosenza in campionato. Premesse che facevano ben sperare in prospettiva Spezia, e invece, per restare in tema di scioglilingua, la caravella rossoblù è colata a picco allo stadio “Picco” di La Spezia. Il tracollo in terra ligure, per le dimensioni del risultato finale, lascia poco spazio ad alibi o giustificazioni. Tuttavia, analizzando la sfida al microscopio, emergono diversi segnali che, se non proprio come attenuanti, possono essere classificati nell’ottica della classica giornata storta.

Secondo tempo a parte, tra Spezia e Cosenza si sono disputate due partite: la prima è durata circa 60 secondi, il tempo di permettere ad Augello di raccogliere al volo dal limite dell’area il cross da corner, e indovinare l’angolo alla sinistra di Perina. La seconda partita è durata invece 44 minuti, e ha visto un Cosenza aggredire l’avversario, costruire discrete trame di gioco, alzare il proprio baricentro e costringere i padroni di casa alla difensiva. Di fatto, una sorta di “partita doppia” alla quale, tuttavia, è mancato l’apporto prezioso del “ragioniere”, colui il quale per definizione riesce a fare ordine ed equilibrare la manovra dei Lupi in quella che, da sempre, viene definita la zona nevralgica del campo. Vero che con i se e con i ma non si fa la storia, ma resto convinto che la presenza di Palmiero davanti alla difesa rappresenti un tassello irrinunciabile nello schieramento rossoblù.

Ma andiamo con ordine. Ai nastri di partenza, mister Braglia dispone la formazione con Perina in porta, difesa a quattro con Corsi e D’Orazio sugli esterni e Idda e Dermaku centrali, Mungo davanti alla difesa a supportare un centrocampo con Baez e Tutino larghi sulle fasce, Bruccini e Garritano mezze ali con il cosentino libero di agire tra le linee a sostegno dell’unica punta di ruolo Maniero. L’iniziale assetto tattico dura appena un minuto, giusto il tempo di incassare la rete dello svantaggio generata dall’errata lettura sul primo calcio d’angolo a favore dello Spezia: uomini schierati in area e Augello libero di impattare dal limite, non contrastato da Mungo che si trova completamente fuori posizione in una zona a metà strada e, per questo, inutile nello sviluppo dell’azione. Incassato il goal, mister Braglia cambia assetto tattico passando al rombo: Mungo resta vertice basso, Baez diventa trequartista dietro Maniero e Tutino, Bruccini e Garritano fanno gli interni. I Lupi prendono in mano le redini del gioco, provando a non dare punti di riferimento dalla trequarti in su. Tutino si allarga spesso sulle corsie esterne, Maniero fa l’elastico tra l’area di rigore e la trequarti, Bruccini e Garritano provano a verticalizzare suggerendo la profondità senza palla e gli esterni di difesa, Corsi e D’Orazio, accompagnano l’azione offensiva nel tentativo di creare superiorità numerica dettando lo sfogo del gioco sulle fasce. La gran mole di lavoro sviluppata, si concretizza però in un paio di colpi di testa di Tutino e nulla di più. Lo Spezia, disposto in campo con il 4-3-3, soffre l’aggressività del Cosenza e prova a sfruttare le ripartenze, potendo contare sulla velocità di Okereke, sui movimenti a smarcarsi di Pierini, sulle sovrapposizioni di Mora e affidandosi alle geometrie di Ricci. Il ritmo impresso alla gara da parte dei rossoblù è notevole, ma la pressione esercitata non produce i risultati sperati: troppo prevedibile la manovra offensiva, lo Spezia chiude tutte le linee di passaggio e non rischia praticamente nulla, anzi sfiora il raddoppio su calcio di punizione dal limite di Bartolomei, neutralizzato in corner da Perina.

Ci si aspetta che le cose cambino nella ripresa, ma dopo pochi minuti dal rientro un’altra disattenzione della retroguardia cosentina favorisce la rete del raddoppio spezzino. Da un cross dalla sinistra dello schieramento d’attacco dei locali, la difesa del Cosenza è ancora una volta posizionata malissimo. In tre non ostacolano chi propone il traversone, D’Orazio che dovrebbe chiudere sul palo opposto è fuori posizione e Garritano non riesce a contrastare Bartolomei, che di testa accomoda in porta senza alcuna pressione. Di fatto, la partita finisce qui. Al 52esimo un lancio da 70 metri imbecca Okereke, la linea difensiva del Cosenza è altissima, l’ex di giornata si fa beffe di Corsi e con un dribbling a rientrare si porta il pallone sul destro e calcia in porta, senza dare scampo a Perina. Dieci minuti dopo, con i rossoblù ormai mentalmente fuori dalla gara, Dermaku atterra Okereke sulla linea dell’area di rigore, l’arbitro assegna il penalty e Ricci si incarica della trasformazione. 4 a 0, le sostituzioni operate da quel momento in avanti non hanno alcun valore, se non per garantire un minimo di risparmio di energie a chi abbandona il campo prima del triplice fischio finale.

Che dire? La squadra nel primo tempo ha mostrato carattere e personalità nel reagire allo svantaggio, poi dal 2 a 0 in poi, com’è naturale, la rassegnazione e la frustrazione hanno preso il sopravvento. C’è da dire, però, che anche nel momento del maggiore sforzo profuso dai rossoblù, sono state pochissime le occasioni nitide create dai Lupi, mai capaci di mettere l’uomo in grado di battere a rete in posizione favorevole. Forse la ripetitività della manovra necessitava di qualcuno (un nome a caso…Palmiero) in condizione di dettare tempi e geometrie alla squadra e conferire imprevedibilità in fase di possesso. Non a caso nella gara contro il Padova, dai piedi del talentino partenopeo era iniziata la rimonta rossoblù, quando dal suo ingresso in campo la squadra aveva sviluppato trame e situazioni di gioco che fino a quel momento erano mancate. Peccato. Ora tocca resettare la trasferta ligure e ritrovare convinzione e autostima ripartendo dal match di sabato prossimo alle 18 in casa contro il Benevento, consapevoli che uno scivolone può capitare a patto che ci si rialzi subito e si riprenda il cammino interrotto. Vietati i cali di concentrazione e i contraccolpi psicologici.

Forza Lupi!!!