Capolavoro Allegri: la Juve espugna il San Paolo

Inutile girarci intorno: gliel’ha incartata lui. Da fine stratega e profondo conoscitore di calcio. Nonché maestro di tattica. Esisteva un solo modo per fermare il Napoli, sterilizzarne le geometrie, impedirgli di macinare gioco e rendersi pericoloso nei tagli verticali: l’unica era toglierli spazio, limitarne le verticalizzazioni, azzerarne il potenziale offensivo sugli esterni. Detto, fatto.

La Juventus raccolta in trenta metri a negare ai partenopei ogni incursione verticale, anestetizzando le giocate in profondità di Insigne a sinistra e Callejon a destra, facendo densità davanti alla propria area di rigore, arrivando per prima sulle seconde palle, limitando le situazioni di gioco su palla coperta. Gli uomini di Sarri ad incaponirsi in uno sterile possesso palla fatto di una ragnatela di passaggi in orizzontale senza trovare il varco giusto, l’imbucata sulle corsie laterali per liberare a centro area l’istinto finalizzatore di Mertens.

I bianconeri, schierati ad albero di Natale con il 4-3-2-1, non hanno offerto spettacolo, e d’altronde non era questo che veniva richiesto. Con Buffon in porta, linea di difesa a quattro composta da De Sciglio e Asamoah sugli esterni e Benatia e Chiellini al centro, mediana di lotta e di governo con Khedira e Matuidi a fare da guardaspalle a Pjanic incaricato di dettare tempi e geometrie, trequarti allestita con Dybala e Douglas Costa stretti dietro ad Higuain terminale offensivo. Questa la tattica, che in fase di non possesso declinava in un 4-4-2, con Dybala pronto a raccogliere palla tra le linee e lanciare Higuain negli spazi. La strategia prevedeva la chiusura di ogni linea di passaggio e, come già detto, l’azzeramento della profondità al fine di negare l’inserimento per vie centrali dei centrocampisti azzurri in conseguenza della sterilizzazione del gioco sulle fasce. Al termine di 90 combattutissimi minuti, con il possesso palla nettamente a favore dei padroni di casa, si può senza ombra di dubbio affermare che la missione è stata portata a termine.

Partita e punteggio a tinte bianconere in virtù di una ripartenza letale che al 13esimo del primo tempo ha permesso a Douglas Costa di alleggerire in disimpegno su Dybala, il quale dal limite dell’area ha servito ad Higuain un bel pallone in profondità che il Pipita ha capitalizzato nel migliore dei modi. Va detto che già in apertura l’ex più atteso aveva sfiorato il vantaggio, negatogli da una prodezza in uscita disperata di Reina. E che nel secondo tempo, lo stesso portiere partenopeo aveva negato, con una parata di puro istinto, il raddoppio a botta sicura di Matuidi.

Dunque, per chi del football sa apprezzare tattica e strategia, la sfida del San Paolo ha rappresentato un modello di interpretazione che va ben oltre le ordinarie coordinate calcistiche. Allegri ha studiato l’avversario, lo ha neutralizzato nei suoi punti di forza, ne ha reso ininfluente il possesso palla, smascherandone le limitate opzioni tattiche e l’inconsistenza di uno spartito di gioco che non va oltre il solito cliché. Farà scuola la partita del San Paolo, perché ricorda nel tema tattico l’interpretazione che Mourinho con l’Inter in Champions fece a Barcellona nel 2010. Farà scuola perché, da qui in avanti in campionato, le prossime avversarie dei partenopei avranno una chiave di lettura adeguata per fronteggiare le alchimie di Sarri.

Certo, per vincere occorrono i grandi giocatori, i Douglas Costa, i Dybala, gli Higuain. Il sacrificio di Matuidi, le geometrie di Pjanic, l’abnegazione di Chiellini. Ma senza la lucidità di una gestione di gara accorta, senza aver ben chiaro cosa fare e come farlo, si rischia di soccombere nonostante la presenza di grandi nomi in rosa.

Dunque, campionato riaperto e ancora tutto da giocare. E se il calcio italiano vuole ricominciare a vincere, dovrà tornare a riappropriarsi di un’identità e di una sapienza tattica che non ha eguali al mondo. Senza rinunciare alle proprie caratteristiche, senza lasciarsi intrappolare da velleità da “calcio totale”, senza vergognarsi delle proprie tradizioni e del proprio modo di interpretare le partite. Anche a costo di giocare in undici dietro la linea della palla e di sfruttare quelle che oggi vengono definite ripartenze, e che una volta, più prosaicamente, facevano di nome contropiedi.

 

FINO ALLA FINE!!!! FORZA JUVE!!!!

14 commenti su “Capolavoro Allegri: la Juve espugna il San Paolo

  1. ‘Non hanno offerto spettacolo’ … ‘ma non è questo che si richiede al calcio’ ‘undici dietro la palla’ ❤❤❤❤
    Unico appunto, a te, Giulio, non al Max-anticirco: descrivi l’azione del gol parlando di ripartenza… Contropiede, si dice contropiede.

  2. Verissimo! Anche la terminologia ha la sua importanza! Contropiede e non ripartenza, mediano e non playmaker, terzino e non esterno di difesa. W il calcio per come, da italiani, lo abbiamo sempre inteso. W il calcio che, da sporchi brutti e cattivi, ha visto imporci in 4 campionati del mondo!

  3. Il terreno di gioco del San Paolo di Napoli misura, in lunghezza, 110 metri. Il Napoli ha avuto l’illusione di disporne di circa 80, la Juve ne ha occupato i restanti 30. Il problema per Sarri e’ stato che tutto quello spazio partiva dalla porta difesa da Reina, e terminava ai limiti dell’area bianconera. In altre parole, Allegri gli ha ristretto il campo, negandogli contropiedi e profondità. Altro che scimmiottare il “Guardiolismo”…..

    • Esattamente Giulio: il Napoli ha fatto quello che la Juve voleva fargli fare. Altro che supremazia territoriale, tra l’altro senza nemmeno un tiro nello specchio o una azione offensiva degna di questo nome. Ma se per Sarri va bene così, per noi va ancora meglio 😉

  4. Proprio così, Pietro. Macedoni, svedesi e, aggiungo, albanesi, hanno utilizzato il nostro marchio di fabbrica per limitarci. E si può dire che ci sono riusciti benissimo.

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