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Innocenti eVersioni. L’ignoranza di Salvini.

Quello che più mi indispone del ministro Salvini è l’ignoranza. Non il feroce razzismo o la spocchia dettata dal potere, entrambe conseguenze dirette della sua incultura radicata. L’incolta rozzezza con la quale il leader della Lega si autocelebra, assurgendo al ruolo di mediocre protagonista del nostro tempo, rappresenta al meglio il marchio di fabbrica di un sistema-Paese che lascia affiorare il becero substrato di una società ormai in larga parte priva di riferimenti culturali minimi. E’ arcinoto che chi ottiene consensi ha il merito di interpretare meglio di chiunque altro il sentimento popolare che in un dato momento storico pulsa nelle vene di una collettività di individui. In questa particolare fase storica, dove la cultura è sottomessa al rango di inutile orpello e fastidioso elemento incidentale, il Salvini di turno si ritrova a navigare in acque per lui congeniali e sicure, “depurate” da noiose perdite di tempo legate ad elementi quali l’approfondimento, l’analisi, lo studio dei fenomeni storici e la lettura delle articolate dinamiche sociali ed economiche. La strada preferita è la semplificazione, l’insulto, l’utilizzo a piene mani di luoghi comuni attraverso frasi fatte e sbrigativi enunciati. La ricerca costante di tale agire passa attraverso l’individuazione di un nemico contro il quale scagliarsi e aizzare l’opinione pubblica, sfoderando il peggio del campionario sintattico e facendo ricorso a quanto di più imbarazzante riesce a fornire l’immondezzaio verbale tanto caro al sottobosco del generalismo qualunquistico. Quando la rappresentante della Lega afferma di non leggere un libro da tre anni, incarna il diffuso operare di un Paese perfettamente in linea con il disprezzo e l’ostilità verso ogni forma di arricchimento culturale; quando Salvini attacca Gad Lerner che, a suo dire, esprime incoerenza per il semplice fatto di indossare Rolex e maglietta rossa simultaneamente, sublima con il più classico e logoro dei luoghi comuni la propria stucchevole mancanza di argomenti di merito in ordine al tema oggetto di discussione; quando lo stesso Ministro degli Interni ironizza sulla manifestazione pro-immigrati e sul simbolo della stessa maglietta rossa, ignora e “caprescamente” sottace sulle ragioni che simbolicamente si ergono alla base del movimento di protesta. In tutto questo trionfo dell’ignoranza diffusa, confortata dai dati emersi nell’ultimo esame di maturità nel corso del quale l’esaltazione dell’incultura, come ci ricorda Gramellini dalle colonne del Corriere della Sera, ha assunto livelli totali (Dante era di Milano, i partigiani combatterono al fianco di Hitler, la Gioconda fu dipinta da Giotto, il Giappone confina con la Polonia e via di questo passo), Salvini rappresenta l’uomo più adatto per guidare da perfetto caprone una mandria di pecore esaltate da smartphone e reality. Fa davvero male constatare come tanta gente, apparentemente dotata di cervello e raziocinio, abbia potuto sottomettersi a cotanta diffusa idiozia d’accatto. Gente che si proclamava di sinistra e adesso, pur di difendere il misero successo elettorale ottenuto a marzo, si appiattisce al livello più basso e infimo della condizione umana. Si chiama ignoranza di ritorno, e forse è la situazione più comoda per essi e più pericolosa per il futuro del Paese.