Black Sunday a Marassi: il Genoa in mezzora travolge la Juve

La domenica nerissima della Juve, si consuma nella maniera più inaspettata a Marassi, contro il Genoa.

La formazione di Allegri soccombe sotto un passivo di tre reti, maturate tutte nella prima mezzora di gara, senza opporre la benché minima resistenza agli assalti furibondi dei padroni di casa. A poco serve la solita punizione di Pjanic nell’ultimo scorcio di partita, quando i giochi erano fatti e la figuraccia ormai bell’ e confezionata.

La terza sconfitta stagionale dei bianconeri è un concentrato di superficialità, presunzione, approccio molle e distratto alla sfida: di fronte a una squadra ben disposta in campo che sin dai primi minuti gioca con aggressività e voglia di ottenere un risultato di prestigio lottando con la giusta cattiveria agonistica, la Juve giochicchia, sbaglia gli appoggi più elementari, non vede mai la palla, arriva sempre in ritardo nell’uno contro uno, non chiude sulla profondità ricercata di continuo dagli avversari e, soprattutto, non corre. Oltre a prodursi in stucchevoli ricami fini a se stessi, inutili preziosismi che denotano carenza di idee e scarsa concentrazione.

Alle prese con i soliti indisponibili, Allegri torna al 3-5-2 dopo la parentesi vittoriosa in Champions con la difesa a quattro, schierando Buffon tra i pali, Dani Alves, Bonucci e Benatia nel trio difensivo, Liechtsteiner e Alex Sandro sugli esterni, Hernanes in mediana nel ruolo di playmaker scortato da Khedira e Pjanic mezze ali, e l’inedita e scarsamente assortita coppia d’attacco composta da Mandzukic e Cuadrado.

Dopo appena tre giri d’orologio, la Juve è già sotto: Bonucci prova maldestramente a uscire in disimpegno con un improvvido colpo di tacco, facendosi intercettare il pallone e dando il là alla ripartenza genoana, che si conclude in rete dopo un furioso batti e ribatti in area di rigore e svariati miracoli in serie di Buffon. Realizza Simeone, il figlio del “Cholo” allenatore dell’Atletico Madrid. Il quale, dopo neppure dieci minuti, confeziona la sua personalissima doppietta sorprendendo l’incolpevole Buffon con un bel colpo di testa in tuffo su traversone dalla destra.

I bianconeri non sono in campo e si vede: la squadra è completamente svagata, il reparto difensivo è impacciato e distratto, il centrocampo è fuori giri e non riesce a produrre un minimo di manovra accettabile, la squadra ha il motore imballato e non reagisce, l’atteggiamento mentale è da partita di fine stagione, quando i giochi sono fatti e la posta in palio risulta ininfluente. Tuttavia, il campionato è appena alla 14esima giornata, e purtroppo per la Juve la gara di Marassi è ancora lunga, tanto è vero che alla mezzora il Genoa fa tris, in virtù della goffa autorete di Alex Sandro.

Ma siccome, come dicono in Inghilterra, “quando piove diluvia”, dopo appena un minuto dal terzo goal, Bonucci è costretto ad abbandonare il campo per infortunio facendo spazio a Rugani, e prima del 45esimo un evidente fallo di rigore ai danni di Mandzukic non viene sanzionato dal direttore di gara per come sarebbe stato giusto fare.

Siccome giocare peggio è quasi impossibile, nella ripresa i bianconeri iniziano a esercitare una parvenza di pressione, senza tuttavia riuscire a scardinare la fase difensiva di un Genoa che, nel frattempo, forte del triplo vantaggio, aveva arretrato il proprio baricentro facendo densità nella metà campo di competenza. Neppure l’ingresso di Higuain al posto di Liechtsteiner sortisce gli effetti sperati, benché la presenza in campo del Pipita dia un peso specifico maggiore alla costruzione del gioco e alla capacità di trovare spazi e soluzioni negli ultimi venti metri.

Nel convulso finale di gara, il “diluvio” per la Juve diventa uragano, con l’infortunio di Dani Alves costretto a uscire in barella e bianconeri ridotti in inferiorità numerica avendo già provveduto a usufruire dei cambi, l’ultimo dei quali aveva visto avvicendarsi Khedira e Sturaro.

Finisce 3 a 1, in una giornataccia da dimenticare caratterizzata dal blackout mentale di una Juve parsa scarica e svogliata sin dal fischio d’avvio. Inutile soffermarsi sulle prestazioni dei singoli, tutti ben al di sotto della sufficienza: la partita di oggi non si presta a nessun tipo di analisi, se non quelle da inquadrare nella classica giornata storta che esula da qualsivoglia considerazione tecnico-tattica. La classifica dice bianconeri ancora in vetta, con un vantaggio ridotto a quattro lunghezze dal Milan, vittorioso ieri a Empoli, e a cinque dalla Lazio e dalla sorprendente Atalanta, autentica rivelazione del torneo, che manco a farlo apposta sarà di scena sabato prossimo allo Stadium. All’appello manca ancora la Roma, che nel posticipo serale potrà riportarsi anch’essa a quattro punti dalla capolista grazie al favorevole turno casalingo che vedrà opposti i giallorossi al Pescara.

Appuntamento dunque a sabato prossimo contro la splendida Atalanta di Gasperini, per riprendere la marcia e riscattare il brutto passo falso di oggi pomeriggio.

 

FINO ALLA FINE!!!! FORZA JUVE!!!!!