Qualcuno…come Fabrizia

Se la mafia uccide solo d’estate, il terrorismo di matrice jihadista non conosce stagioni. Tutt’al più predilige occasioni ludiche come concerti o momenti di festa collettivi quali il Natale. O anche festività laiche tipo la Presa della Bastiglia.

La strage dei mercatini di Natale a Berlino, dopo quelle del Bataclan e di Nizza, ripropone una strategia dell’orrore che punta a colpire la massa nelle manifestazioni dove la presenza elevata di individui è dettata da sentimenti di partecipazione collettiva sentita. Per motivi religiosi, patriottici o semplicemente di svago. Ai tempi che furono, quelli che in Italia, per esempio, venivano definiti “anni di piombo”, il terrorismo di destra puntava su treni e assembramenti politici, piazze di comizi e banche. Oggi è diverso, perché l’obiettivo è quello di distruggere non solo fisicamente ma soprattutto psicologicamente una cultura, uno stile di vita (quello occidentale), un paradigma sociale. Lo ribadisco nuovamente: non si tratta di guerra di religione, ma di scontro tra culture. In molti si erano illusi che le varie guerre “preventive” scatenate in giro per il globo, potessero indirizzare l’umanità verso un modello globalizzato oltre che di merci anche di abitudini esistenziali, seguendo un illusorio principio di omologazione culturale.

Non è stato così, non poteva essere così.

Si è imposto ed è prevalso l’obiettivo della ricchezza e della crescita esponenziale, dello sfruttamento di risorse considerate erroneamente infinite, il tutto camuffato da squallidi e grossolani pretesti. Il pretesto delle armi batteriologiche, quello della reazione ai fatti dell’11 settembre passato alla storia come guerra infinita al terrorismo, la farlocca messinscena della “primavera araba”: tali eventi hanno generato quei mostri che oggi seminano terrore e morte in Europa. Si muore a Parigi come in Turchia, a Berlino come ad Aleppo. Cittadini inermi, “vuoti a perdere”, tra le macerie di città fantasma, fuochi d’artificio o sfavillanti luci natalizie. E a nulla servono gli allerta preventivi dei servizi segreti, gli allarmi su probabili attacchi a non meglio precisati obiettivi sensibili. L’Europa, come il mondo, si trova impreparata a fronteggiare una minaccia che può manifestarsi dappertutto, in qualsiasi momento e in ogni luogo. Da una sperduta chiesetta di un remoto paesino francese fino al centro della capitale tedesca. Con armi non convenzionali, come può essere un tir in luogo delle tradizionali bombe, dalle quali ci si difende barricandosi dietro blocchi di cemento, come nel Medioevo si faceva con le fortificazioni a protezione delle città. Mezzi arcaici di difesa che, per contrappasso, provano a contrastare l’evoluzione del terrore, che passa attraverso l’utilizzo di strumenti di uso comune, trasformati in terrificanti armi di distruzione di massa. Il terrore mina alle fondamenta l’essenza stessa della vita quotidiana, il normale svolgimento di ordinarie attività giornaliere, l’esercizio elementare del concetto esteso di cultura sociale. Per questo fa più paura, perché non esistono soluzioni. Non ci sono gli anticorpi per contrastare un simile virus mortale. Rispondere con la violenza genererebbe altra violenza, cercare strade diplomatiche è impossibile perché il nemico non è uno Stato con il quale poter avviare una trattativa di pace sulla base di rivendicazioni trattabili, in quanto l’Isis ha come obiettivo la distruzione del modello sociale occidentale.  Tuttavia, il peggioramento delle condizioni di vita di enormi fasce di popolazione, la disperazione che attanaglia le giovani generazioni, lo smarrimento di ogni minima prospettiva di futuro, l’azzeramento di tutele e diritti primari, costituiscono il naturale serbatoio di manodopera per chi decide di consacrare la propria vita al servizio di chi si prefigge la distruzione dell’attuale modello socio-economico. Il terrorismo è figlio del capitalismo, della finanziarizzazione dell’economia, della corsa sfrenata al profitto, dell’accumulazione di ricchezze contestualmente alla generalizzata e dilagante povertà di massa. Il modello economico imperante ha prodotto al suo interno i germi della distruzione, incanalati verso metodiche violente di contrasto in assenza delle tradizionali forme associative di lotta politica. La fine delle ideologie e l’appiattimento in nome del pensiero unico dominante hanno fatto saltare il tappo. Il responsabile della strage di Berlino è rimasto ucciso dalla Polizia italiana nel corso di un conflitto a fuoco: problema solo parzialmente risolto, ne rimangono in giro qualche altro migliaio di potenziali attentatori…

Avrei voluto scrivere altro in occasione del Natale, ma francamente non ci sono riuscito. Qualcuno, come Fabrizia, ha perso la vita sull’asfalto di Berlino. Qualcuno proverà a far finta di niente, festeggiando come se nulla fosse. Impazza la corsa ai regali, alle luci, agli addobbi. Qualcuno si arrangerà con quello che passa la pensione o il salario, qualcuno ancora una volta sarà costretto a specchiarsi in vetrine luccicanti senza poter spendere nulla. Qualcuno si circonderà di figli e nipoti, qualcuno trascorrerà il Natale in solitudine. Qualcuno farà beneficenza, qualcuno non baderà a spese. Qualcuno continuerà a lamentarsi del freddo e delle feste, invocando l’estate. Qualcuno, quando arriverà l’estate, inizierà a maledire il caldo. Qualcuno si sentirà più buono, qualcuno buono lo è sempre, qualcuno mai, nemmeno a Natale. Qualcuno la sera della vigilia guarderà la tv già a partire dalle dieci di sera, perché ha già finito di cenare. Qualcuno non cenerà per nulla. Qualcuno dirà, o penserà, “tutto qui?”. Qualcuno lavorerà in quanto di turno, qualcuno non ha mai lavorato e aspetta con ansia di cominciare. Qualcuno non si accontenterà. Qualcuno brinderà senza sapere perché e per cosa. Qualcuno si arrenderà. Qualcuno si è già arreso. Qualcuno, purtroppo, morirà, e qualcuno, per fortuna, nascerà. Qualcuno si sentirà felice, qualcuno felice non lo è mai stato. Qualcuno penserà già al prossimo Natale.

L’incubo di Fabrizia e le storie di tanti. Incubi e storie, come quelle che, dal mio punto di vista, ho scelto di raccontare nel mio sito.

Buon Natale a quei tanti o pochi qualcuno che leggeranno questo pezzo.