“V”…come Vivere

Ci sono notti in cui la luna si confonde con i lampioni. Sarà l’effetto della Guinness. Notti ammaliate dal suono diffuso dagli altoparlanti dell’automobile. Notti passate a bere birra in un pub, a discutere dei massimi sistemi, a ricordare storie passate.

Ti ricordi quella volta che…”dopo aver vagato per diversi giorni nelle fogne, venne ripescato in mare aperto da un transatlantico di lusso…il Titanic”. L’imitazione della voce fuori campo a riproporre uno dei tanti aneddoti grotteschi di Fantozzi.

Ancora un’altra Guinness, la serata si presta. Qualcuno è stato a Modena. Modena Park. Al concerto di Vasco. Tra gli oltre 220mila in delirio.

Villaggio e Vasco. Una doppia “V” che racchiude tanto della cultura, dei modelli, del costume di noi ex ragazzi del secolo scorso. Adoravo Villaggio, ho rispetto per Vasco Rossi. Ascolto Liga, che con Vasco forma quel binomio fatto di certe contrapposizioni che da sempre nutrono passionali rivalità italiche. Coppi-Bartali, Moser-Saronni, Mazzola-Rivera, Baggio-Mancini, Totti-Del Piero. E Vasco-Liga. Ci piace un sacco creare certi antagonismi.

L’effetto della “scura” inizia a farsi sentire quando, seduto al tavolino accanto al nostro, ho la netta sensazione di vedere un tizio che somiglia tanto al “mercante”. O almeno a come me lo sono immaginato. I suoi movimenti sono lenti, compassati. Lo sguardo sfuggente. Il taglio delle labbra non rivela mai se l’espressione è di sollievo o di covato rancore. Distolgo lo sguardo, allontano le suggestioni.

Benedetta Guinness. A volte, sempre più spesso, capita di ritrovarmi a vivere le stesse situazioni che descrivo nei miei romanzi. Non è sempre piacevole.

Squilla il cellulare di una ragazza seduta poco distante, la suoneria ripropone “Colpa d’Alfredo”. Quello che “a causa dei suoi discorsi seri e inopportuni, mi fa sciupare tutte le occasioni…”. Ma quali sono le occasioni che davvero avremmo voluto vivere, e che per mancanza di coraggio non abbiamo saputo o voluto cogliere? Diciamo la verità, quanti di noi hanno sognato, almeno una volta nella vita, di alzarsi nel bel mezzo di una riunione di lavoro, di un incontro istituzionale, di un’occasione solenne, prendere la parola ed emulare a voce alta il ragionier Ugo? «Signor direttore, egregio onorevole, stimatissimo professore, quello che ci ha appena detto è “una cagata pazzesca!!!”». Si chiama coraggio, o incoscienza. Comunque atto di onestà intellettuale, portato fino alle conseguenze più estreme. Da “Vita spericolata”.

Le immagini del concerto di Modena mi hanno emozionato, la morte di Paolo Villaggio profondamente commosso. Ho provato una grande nostalgia. Perché l’eredità di ciò che è stato ed ha costituito il Novecento, non solo nel cinema e nella musica, rappresenta una montagna rispetto al deserto dei giorni nostri. Cosa ne sarà di noi?

Passano gli anni, e stanotte anche le birre. E’ tardi. Torno a casa e inizio a scrivere questo pezzo. E mentre scrivo, qualcuno nelle vicinanze ripete per l’ultima volta gli argomenti che dovrà portare alla commissione d’esame per la maturità. Storia, letteratura, inglese. Argomenti e parole viaggiano a luci spente nell’oscurità dell’aria. Nel buio della notte, sotto una luna troppo perfetta tanto da sembrare finta, nel silenzio quasi irreale che domina questo angolo di universo, la voce apprensiva di una ragazza che ripassa più e più volte l’esame che sarà. L’aria più fresca rispetto all’afa del giorno favorisce pensieri e riflessioni. Mi fermo ad ascoltare lo stato d’animo più che le parole, mi interessa percepire quell’emozione unica che si avverte in maniera esclusiva, prima di affrontare un grande giorno.

Per qualcuno è “Notte prima degli esami”. Un’altra “V”, quella di Venditti; un’altra testimonianza del cosiddetto “secolo breve”.

Quanta magia può racchiudere una notte di luglio: che ti veda come un minuscolo puntino tra la folla per assistere a un concerto rock, o che ti sorprenda a sorridere ripensando alla coppia Fantozzi-Filini, e proprio non ce la fai a contenere la tristezza per la morte dell’impiegato più famoso d’Italia; che ti faccia da cornice a una bevuta in compagnia, o che ti tenga sveglio nell’attesa snervante della prova d’esame.

Siamo noi, che continuiamo a emozionarci, a commuoverci, a ridere e scherzare, a piangere e disperarci. Ricordando e sperando. Sognando e illudendoci. Cadendo e rialzandoci. Nonostante tutto, siamo solo noi…